Articolo revisionato dal Dr. Nicola Merli, Direttore Sanitario del Centro Salute Orale. Laureato in Odontoiatria presso l’Università di Bologna, con master universitari in Protesi e Implantoprotesi e Medicina Legale.

Tempo di lettura: 12 minuti

Hai la parodontite, o l’hai avuta in passato, e ti hanno proposto un impianto dentale? NON è una controindicazione automatica, ma nemmeno una scelta da affrontare con superficialità. La buona notizia? Con il percorso corretto, anche chi ha una storia di parodontite può ottenere impianti stabili e duraturi nel tempo.

In breve

Avere o aver avuto la parodontite non impedisce di fare impianti dentali, ma aumenta il rischio di perimplantite se la malattia non è stata curata e stabilizzata prima dell’intervento e monitorata dopo. Nei pazienti con parodontite trattata e in mantenimento, la sopravvivenza implantare a 5-10 anni è sostanzialmente sovrapponibile a quella dei pazienti sani, a condizione di richiami professionali più frequenti.

Risposta rapida

Sì, puoi fare un impianto dentale anche se hai (o hai avuto) la parodontite, ma solo dopo che la malattia è stata curata e stabilizzata: farlo durante una fase attiva aumenta in modo significativo il rischio di perimplantite. Secondo le linee guida EFP (European Federation of Periodontology), la perimplantite colpisce circa il 20% dei pazienti portatori di impianti, ma il rischio è marcatamente più alto in chi ha una parodontite non trattata o non mantenuta nel tempo. Con un percorso corretto e un mantenimento regolare, gli studi pubblicati sul Journal of Clinical Periodontology riportano una sopravvivenza implantare a 5 anni superiore al 90% anche nei pazienti con storia di parodontite.

Perché questa domanda si pone così spesso

È una delle domande che riceviamo più frequentemente al Centro Salute Orale di Bologna: “Ho (o ho avuto) la parodontite, posso comunque fare un impianto?”. La preoccupazione è comprensibile. La parodontite è una malattia infiammatoria cronica che distrugge l’osso di sostegno dei denti, ed è naturale chiedersi se lo stesso meccanismo possa compromettere anche un impianto, che per integrarsi ha bisogno esattamente di quell’osso.

La risposta della scienza è più rassicurante di quanto si pensi, ma con una condizione precisa: il successo dipende quasi interamente da come e quando si interviene.

Cosa dice la scienza: impianti e storia di parodontite

Il Dott. Nicola Merli mostra a una paziente una radiografia panoramica e una CBCT durante una consulenza specialistica presso il Centro Salute Orale. L'immagine illustra la valutazione della perdita ossea causata dalla parodontite e la pianificazione di un trattamento implantare personalizzato.

Diversi studi pubblicati sul Journal of Clinical Periodontology hanno confrontato la sopravvivenza implantare tra pazienti con e senza storia di parodontite. Il risultato, per certi versi sorprendente, è che non emergono differenze statisticamente significative nella sopravvivenza degli impianti a 5 e 10 anni tra i due gruppi, a patto che la parodontite sia stata trattata e il paziente segua un programma di mantenimento.

A livello generale, la sopravvivenza implantare a 10 anni nella popolazione si attesta intorno al 96,4%, il che equivale a un rischio di perdita dell’impianto di circa il 3,6% nel lungo periodo. Nei pazienti con parodontite trattata, la sopravvivenza a 5 anni supera il 90% secondo le revisioni disponibili in letteratura.

Il punto critico non è quindi “se” l’impianto attecchisce, ma “come si mantiene” negli anni successivi.

Il vero rischio: la perimplantite

Infografica comparativa tra parodontite e perimplantite che mostra la perdita ossea attorno a un dente naturale e a un impianto dentale. Illustrazione anatomica dettagliata delle differenze e delle analogie tra le due patologie, con evidenza dell'infiammazione gengivale e del riassorbimento osseo.

La perimplantite è l’infiammazione e progressiva perdita di osso attorno a un impianto già osteointegrato, l’equivalente, in sostanza, della parodontite applicata a un dente artificiale. È qui che la storia di parodontite pesa davvero.

Secondo l’EFP, circa il 20% dei pazienti portatori di impianti sviluppa perimplantite nel corso degli anni. Una revisione sistematica che ha analizzato 47 studi internazionali ha riportato una prevalenza di mucosite perimplantare (la fase iniziale e reversibile) del 46,8% a livello di pazienti, e di perimplantite vera e propria nel 19,8% dei pazienti (circa il 9% degli impianti).

Nei pazienti con una storia di parodontite, soprattutto se la causa della perdita dei denti naturali è stata proprio la malattia parodontale, l’incidenza di perimplantite nel lungo periodo risulta significativamente più alta rispetto ai pazienti senza questa storia clinica. Questo non significa che l’impianto sia controindicato: significa che richiede un protocollo di prevenzione e controllo più stringente fin dal primo giorno.

Parodontite e impianti: il confronto in una tabella

Profilo del pazienteRischio di perimplantiteSopravvivenza implantare stimata (10 anni)Frequenza di richiamo consigliata
Nessuna storia di parodontiteBasso (circa 1 impianto su 10-11)96-97%Ogni 6-12 mesi
Parodontite trattata e stabilizzata, in mantenimento regolareModerato, gestibile con controlli90-96%Ogni 3-4 mesi
Parodontite attiva, non trattataAlto — impianto generalmente da rimandareNon raccomandato prima della curaTrattamento parodontale prioritario
Storia di perdita dentale da parodontite, oggi controllataPiù elevato della media, ma gestibileSovrapponibile se ben mantenutoOgni 3 mesi

Quando si può inserire l’impianto se hai la parodontite

Infografica che illustra il percorso corretto per eseguire un impianto dentale in un paziente con parodontite: diagnosi, terapia parodontale, rivalutazione clinica, pianificazione implantare con CBCT 3D e mantenimento nel tempo. Centro Salute Orale Rimini e Bologna.

Il percorso clinico corretto, secondo le linee guida internazionali EFP (Perio Workshop), segue una sequenza precisa:

Terapia parodontale attiva

Prima di qualsiasi valutazione implantare, la parodontite va trattata: levigatura radicolare, eventuale chirurgia parodontale, controllo dell’infezione batterica.

Rivalutazione a 8-12 settimane

Si verifica la riduzione dell’infiammazione, la profondità delle tasche residue e la stabilità della situazione clinica.

Stabilizzazione documentata

L’impianto viene pianificato solo quando la parodontite è sotto controllo, non semplicemente “migliorata”.

Pianificazione implantare personalizzata

Con valutazione di volume osseo (spesso tramite TC/CBCT), qualità dei tessuti molli e fattori di rischio individuali (fumo, diabete, igiene).

Programma di mantenimento implantare

Da subito dopo l’inserimento, con richiami più frequenti rispetto al paziente standard.

Saltare uno di questi passaggi, in particolare inserire un impianto mentre la parodontite è ancora attiva, è il principale fattore che aumenta il rischio di fallimento precoce.

Esperienza reale dal nostro studio di Bologna

Stefano (nome cambiato per privacy), 58 anni, si è presentato al Centro Salute Orale di Bologna dopo aver perso due molari inferiori a causa di una parodontite diagnosticata tardivamente. Voleva sapere se poteva sostituirli con impianti, ma temeva che la sua “storia di gengive” potesse vanificare l’investimento.

Alla prima visita la parodontite non era ancora sotto controllo: tasche profonde residue, sanguinamento al sondaggio in più sestanti. Prima di parlare di impianti, abbiamo completato un ciclo di terapia parodontale non chirurgica con rivalutazione a 8 settimane. Solo dopo aver documentato la stabilità clinica, niente più sanguinamento attivo, tasche ridotte e mantenute, siamo passati alla fase implantare.

Gli impianti sono stati inseriti dopo circa quattro mesi dall’inizio del percorso. Stefano segue oggi un richiamo di mantenimento ogni tre mesi, sia per i denti naturali residui che per gli impianti. A due anni dall’intervento, la situazione perimplantare è stabile, senza segni di infiammazione.

“Pensavo che con la mia storia di parodontite gli impianti fossero un rischio inutile,” ci ha detto. “Invece il problema non era la parodontite in sé, ma il fatto che non l’avessi curata bene prima.”

Cosa fare se hai (o hai avuto) la parodontite e vuoi un impianto

Non saltare la fase parodontale

Anche se il dente da sostituire è già stato perso, la malattia che lo ha causato deve essere trattata e tenuta sotto controllo prima di qualsiasi impianto.

Smetti di fumare, o riduci drasticamente

Il fumo è uno dei fattori di rischio più documentati sia per la parodontite che per la perimplantite, e ne moltiplica l’effetto combinato.

Pianifica i richiami di mantenimento prima ancora dell’intervento

Il successo a lungo termine di un impianto in un paziente con storia di parodontite si decide nei controlli periodici, non solo in sala operatoria.

Chiedi una valutazione del rischio individuale

Diabete non controllato, igiene domiciliare insufficiente e fattori genetici incidono sulla probabilità di sviluppare perimplantite.

Non avere fretta

Un impianto inserito troppo presto, su una parodontite ancora attiva, ha una probabilità di insuccesso molto più alta di uno pianificato dopo la stabilizzazione clinica.

Come lavoriamo nel nostro studio di Bologna

Al Centro Salute Orale di Bologna, ogni paziente con storia di parodontite che richiede un impianto segue un protocollo dedicato: terapia parodontale completa, rivalutazione clinica documentata, pianificazione implantare guidata da imaging tridimensionale e, dopo l’intervento, un programma di mantenimento personalizzato con richiami ogni 3-4 mesi. Lo stesso approccio è disponibile anche per i pazienti che ci raggiungono dalla sede di Rimini, dove seguiamo casi analoghi con lo stesso protocollo clinico.

FAQ: le 9 domande più frequenti su parodontite e impianti dentali

Si possono fare impianti dentali se si ha la parodontite?

Sì, ma generalmente dopo aver trattato e stabilizzato la malattia. Inserire un impianto durante una fase di parodontite attiva aumenta significativamente il rischio di perimplantite e di fallimento precoce.

La parodontite curata aumenta comunque il rischio di perdere l’impianto?

Un rischio leggermente più alto rispetto a un paziente senza storia di parodontite rimane, ma con un mantenimento regolare ogni 3-4 mesi la sopravvivenza implantare a 5-10 anni è nella maggior parte dei casi sovrapponibile a quella dei pazienti sani.

Cos’è la perimplantite e quanto è frequente?

È un’infiammazione progressiva dei tessuti attorno a un impianto, con perdita di osso di supporto. Secondo l’EFP colpisce circa il 20% dei pazienti con impianti; una revisione su 47 studi internazionali riporta una prevalenza del 19,8% a livello di pazienti.

Quanto tempo bisogna aspettare tra la cura della parodontite e l’impianto?

In genere si attendono 8-12 settimane dalla fine della terapia parodontale attiva per documentare la stabilità clinica, prima di procedere con la pianificazione implantare.

Gli impianti durano meno nei pazienti con storia di parodontite?

Gli studi disponibili non mostrano differenze significative nella sopravvivenza implantare a 5-10 anni tra pazienti con parodontite trattata e pazienti sani, ma l’incidenza di perimplantite nel lungo periodo è più alta, motivo per cui i controlli devono essere più frequenti.

Quali controlli servono dopo l’impianto se ho avuto la parodontite?

Richiami di igiene e controllo professionale ogni 3-4 mesi (contro i 6-12 mesi di un paziente senza storia parodontale), con sondaggio perimplantare e, quando indicato, controlli radiografici periodici.

Si può fare l’impianto durante la terapia parodontale attiva?

No, non è la procedura corretta. Le linee guida EFP indicano di completare prima la terapia parodontale e di documentare la stabilità clinica, e solo dopo pianificare l’eventuale impianto.

Il fumo aumenta il rischio nei pazienti con parodontite e impianti?

Sì, in modo rilevante. Il fumo è uno dei principali fattori di rischio documentati sia per la parodontite che per la perimplantite, e nei fumatori con storia di parodontite il rischio combinato aumenta ulteriormente.

A Bologna dove posso valutare se sono candidato a un impianto avendo la parodontite?

Al Centro Salute Orale di Bologna effettuiamo una valutazione parodontale completa prima di qualsiasi proposta implantare, per stabilire se e quando l’impianto è una soluzione sicura nel tuo caso specifico. La prima visita è senza impegno.

Conclusioni

Avere o aver avuto la parodontite non chiude la porta agli impianti dentali. Chiude la porta alle scorciatoie: inserire un impianto senza prima curare e stabilizzare la malattia gengivale che ha causato la perdita dei denti naturali. Con il percorso corretto, terapia parodontale, stabilizzazione documentata, pianificazione attenta e mantenimento più frequente, gli impianti possono essere una soluzione sicura e duratura anche per chi ha questa storia clinica.

Al Centro Salute Orale di Bologna valutiamo ogni caso con un protocollo dedicato ai pazienti con storia di parodontite, dalla diagnosi alla pianificazione implantare fino al mantenimento nel tempo.

Hai la parodontite e stai valutando un impianto?

Fonti scientifiche

EFP – European Federation of Periodontology, linee guida cliniche S3 sulla prevenzione e trattamento delle malattie perimplantari (Perio Workshop 2022) – efp.org; SIdP – Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, gengive.org; Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Ministero della Salute, dati su prevalenza della malattia parodontale in Italia – salute.gov.it; Dental Tribune Italia, “L’EFP pubblica le linee guida peer-reviewed sulla prevenzione e il trattamento della perimplantite” – it.dental-tribune.com; Odontoiatria33, “Esiste una correlazione tra parodontite e maggiore probabilità di sviluppare perimplantite?” – odontoiatria33.it; Il Dentista Moderno, “Risultati della terapia implantare nel paziente con storia di parodontite grave” – ildentistamoderno.com.

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