Articolo revisionato dal Dr. Nicola Merli, Direttore Sanitario del Centro Salute Orale. Laureato in Odontoiatria presso l’Università di Bologna, con master universitari in Protesi e Implantoprotesi e Medicina Legale.
Tempo di lettura: 11 minuti
Indice
- In breve
- Cosa lega davvero intestino e gengive
- Quando serve davvero la devitalizzazione
- Esperienza Reale
- Quanto funziona: i numeri
- Devitalizzare, ritrattare o estrarre? Confronto
- Dopo la devitalizzazione: la ricostruzione è metà del successo
- FAQ Le 9 domande che tutti fanno
- Prevenzione: quando si può evitare la devitalizzazione
- Come lavoriamo a Bologna
- Fonti citate
D: La devitalizzazione fa male?
R: Con anestesia efficace è in genere ben tollerata; se compare dolore, il dentista può integrare l’anestesia. Dopo la seduta è possibile sensibilità per alcuni giorni.
D: Quanto è efficace la devitalizzazione?
R: Una meta-analisi CBCT del 2025 stima l’85% di successo con criterio radiografico permissivo; l’esito individuale dipende dal caso e dal criterio di misura.
D: Dopo la devitalizzazione serve la corona?
R: Non sempre; la protezione dipende dalla quantità di dente rimasta e dalle forze masticatorie.
La buona notizia? La devitalizzazione serve a togliere la causa del mal di denti e, quando il dente è recuperabile, a conservarlo.
La terapia canalare rimuove la polpa infiammata o infetta, pulisce i canali e li sigilla. Con un’anestesia locale efficace, di solito si avverte pressione ma non dolore; se senti fastidio, avvisa subito il dentista perché l’anestesia può essere integrata. La decisione di curare o estrarre dipende dalla diagnosi e dalla possibilità di ricostruire il dente. Nella sede di Bologna valutiamo il caso con visita ed esami mirati, senza promettere risultati uguali per tutti.
In breve
La devitalizzazione è indicata quando la polpa è infiammata in modo irreversibile o infetta e il dente è recuperabile; con anestesia efficace la procedura è generalmente ben tollerata. La cura richiede spesso una o due sedute, seguite da una ricostruzione adeguata e dai controlli.
Cosa lega davvero intestino e gengive
Bocca e intestino sono le due estremità dello stesso tubo digestivo, e condividono molto più di quanto si pensi: lo stesso tipo di mucosa, una parte della flora batterica e, soprattutto, lo stesso tipo di risposta immunitaria.
Nei pazienti con morbo di Crohn o colite ulcerosa, diversi studi hanno rilevato nella saliva e nei tessuti gengivali livelli elevati delle stesse citochine pro-infiammatorie osservate nell’intestino malato, tra cui IL-6, IL-8, IL-1β, TNF-α e MCP-1, segno che l’infiammazione non resta isolata in un solo organo. Nei pazienti con MICI sono state inoltre riscontrate, sia nel cavo orale che nell’intestino, le stesse specie batteriche potenzialmente patogene, tra cui Porphyromonas gingivalis, Fusobacterium nucleatum e Campylobacter concisus, gli stessi batteri chiave della parodontite, come conferma anche GUM Professional (Sunstar).
Il meccanismo proposto dai ricercatori è quello di un “modello a più tappe”: la disbiosi orale (uno squilibrio della flora batterica della bocca) altera la barriera intestinale e la risposta immunitaria, favorendo la colonizzazione dell’intestino da parte di batteri patogeni e alimentando la cascata inflammatoria tipica delle MICI. In pratica, una bocca cronicamente infiammata può contribuire ad “alimentare” l’infiammazione intestinale, e viceversa un intestino infiammato rende le gengive più vulnerabili, un legame simile a quello già documentato tra parodontite e salute cardiovascolare. Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono in aumento: secondo i dati del Global Burden of Disease riportati da Dental Journal Italia, l’incidenza globale è cresciuta del 31% tra il 1990 e il 2017, con circa 6,8 milioni di persone coinvolte nel mondo, soprattutto in Nord America, Europa occidentale e Australia, un dato che rende questo
Quando serve davvero la devitalizzazione

La terapia canalare può essere indicata quando la polpa, il tessuto interno con nervi e vasi, è irreversibilmente infiammata o infetta. Tra le cause ci sono una carie profonda, una frattura, un trauma o una precedente otturazione estesa. Una carie profonda non richiede automaticamente la devitalizzazione: in alcuni casi è possibile una cura conservativa della polpa, dopo una diagnosi accurata, come indicano le linee guida S3 della Società Europea di Endodonzia (ESE).
I segnali possibili sono dolore spontaneo o notturno, dolore prolungato al caldo, dolore alla masticazione, gonfiore o una fistola sulla gengiva. I sintomi da soli non bastano per decidere la cura: servono visita, test e radiografia. Se il gonfiore aumenta, compare febbre o hai difficoltà a deglutire, chiedi una valutazione urgente; leggi anche la guida alle urgenze odontoiatriche.
Esperienza Reale
Luca, 41 anni, geometra di Bologna, aveva da tre notti un dolore pulsante al molare inferiore sinistro, peggiorato dal caldo. Aveva paura della devitalizzazione “perché fa malissimo”. Dopo la visita e la radiografia endorale abbiamo diagnosticato una pulpite irreversibile con inizio di infiammazione apicale. In una seduta, con anestesia locale e isolamento con diga di gomma, abbiamo rimosso la polpa, sagomato e disinfettato i canali, e li abbiamo otturati. Luca ha sentito solo la puntura dell’anestesia. Il giorno dopo aveva un leggero fastidio masticatorio, passato in 48 ore. Il dente è stato poi ricostruito con un’otturazione e, dopo qualche settimana, con un intarsio per proteggerlo dalla frattura.
Quanto funziona: i numeri
Una meta-analisi del 2025 ha riunito 19 studi che valutavano con CBCT gli esiti di trattamenti canalari primari e ritrattamenti. I valori aggregati dipendono dal criterio radiografico usato e non sono la probabilità personale di successo di ogni paziente:
- guarigione periapicale nell’87% dei denti (IC 95% 81-91%) con criterio permissivo, che include la riduzione della lesione;
- successo nell’85% dei denti (IC 95% 80-89%) con lo stesso criterio;
- con criterio rigoroso, guarigione completa nel 36% e successo nel 45%: una radiotrasparenza residua può indicare guarigione in corso e va interpretata nel tempo insieme a sintomi e visita.
Per i ritrattamenti, una revisione di 17 studi pubblicata nel 2008 ha stimato circa il 77% di successo; sono dati di studi più vecchi, misurati con criteri diversi dalla meta-analisi CBCT del 2025 e quindi non confrontabili direttamente. Prognosi e possibilità di conservare il dente dipendono, fra l’altro, dalla lesione iniziale, dall’anatomia dei canali e dalla qualità della ricostruzione.
Anche il diabete può influire sulla guarigione: una revisione di 11 studi ha trovato esiti periapicali spesso meno favorevoli nelle persone con diabete, pur con limiti nelle prove disponibili. Segnala la diagnosi e le terapie al dentista; il controllo glicemico va concordato con il medico curante.
Devitalizzare, ritrattare o estrarre? Confronto
| Terapia canalare primaria | Polpa irreversibilmente infiammata o infetta; dente recuperabile | 85% di successo aggregato con criterio CBCT permissivo (2025) | Spesso 1-2 sedute; poi ricostruzione |
| Ritrattamento canalare | Persistenza o ricomparsa di infezione dopo precedente cura | Circa 77% in una revisione del 2008; dato non direttamente confrontabile | Valutazione individuale della causa |
| Chirurgia endodontica | Quando la via canalare non è praticabile o non risolve | Dipende da diagnosi e tecnica | Intervento sull’apice radicolare |
| Estrazione | Dente non recuperabile | Non applicabile | Valutare poi sostituzione o altre opzioni |
Per capire come si esegue un’estrazione, leggi i tipi di estrazione dentaria. Per chi ha molta paura, esiste la sedazione cosciente con protossido d’azoto.
Dopo la devitalizzazione: la ricostruzione è metà del successo

La fragilità dipende soprattutto dalla quantità di tessuto dentale già perduto per carie, fratture o restauri precedenti, non semplicemente dall’assenza della polpa. La ricostruzione deve sigillare bene il dente e proteggerlo dalle forze masticatorie: per un molare molto compromesso può essere indicata una copertura con intarsio o corona, mentre per un incisivo poco danneggiato può bastare una ricostruzione adesiva. La scelta si fa dopo aver valutato la struttura residua, come indicato anche dagli standard di trattamento AAE. Se in futuro il dente non fosse recuperabile, si potranno discutere le alternative, come impianto o ponte.
FAQ Le 9 domande che tutti fanno
Con un’anestesia locale efficace, in genere non si prova dolore durante la cura. Se senti fastidio, il dentista può fermarsi e integrare l’anestesia; un indolenzimento per alcuni giorni dopo la seduta è possibile.
Spesso una o due sedute. L’AAE indica circa 90 minuti per appuntamento come riferimento orientativo; durata e numero di visite variano con il dente, i canali e l’infezione.
Nella meta-analisi CBCT del 2025 il successo aggregato è 85% con criterio permissivo e 45% con criterio rigoroso. Una revisione del 2008 stima circa 77% per i ritrattamenti: gli studi usano metodi diversi, quindi le percentuali non predicono il singolo caso.
Può durare molti anni se è ben ricostruito e controllato. Non esiste una durata garantita: contano struttura residua, qualità della cura, igiene, carie e salute parodontale.
Se il dente è recuperabile e può essere restaurato, conservarlo è di norma una possibilità da valutare prima dell’estrazione. Fratture non riparabili o supporto insufficiente possono cambiare la scelta.
No. La copertura è spesso indicata quando un molare o premolare ha perso molta struttura; un dente anteriore poco compromesso può richiedere solo una ricostruzione adesiva.
L’infezione può persistere o peggiorare e talvolta causare un ascesso. Un gonfiore che aumenta, febbre o difficoltà a deglutire richiedono una valutazione tempestiva; gli antibiotici da soli non sostituiscono la cura del dente.
Sì, con una valutazione individuale. Secondo l’ADA le cure dentali necessarie in gravidanza sono sicure; in caso di diabete è utile comunicare farmaci e controllo glicemico al dentista.
Dipende da numero di canali, complessità, eventuale ritrattamento e ricostruzione finale. Dopo la visita ricevi un preventivo scritto per il tuo caso, senza un prezzo generico fuorviante.
Prevenzione: quando si può evitare la devitalizzazione
- Intercettare una carie prima che raggiunga la polpa può permettere cure più conservative; la scelta dipende dalla diagnosi e dallo stato della polpa.
- Le percentuali riportate sopra descrivono gli esiti di studi clinici di endodonzia, non quanti italiani necessitano della cura né la probabilità individuale di guarigione.
- Controlli periodici, igiene domiciliare e trattamento tempestivo delle carie aiutano a ridurre il rischio di dover trattare i canali.
Come lavoriamo a Bologna
- Visita e radiografia (endorale o TAC cone beam nei casi complessi, nell’ambito di una visita odontoiatrica completa)
- Diagnosi e preventivo chiaro
- Anestesia, isolamento con diga, strumenti rotanti e irrigazione
- Otturazione dei canali e ricostruzione
- Controllo radiografico a 6-12 mesi
Il Centro Salute Orale segue pazienti provenienti da tutta l’Emilia-Romagna e dalla vicina Repubblica di San Marino.
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Fonti citate
- ESE – Linee guida S3 su malattie pulpari e apicali (2023): e-s-e.eu
- Brochado Martins J.F. et al. – CBCT-assessed outcomes and prognostic factors of primary endodontic treatment and retreatment, J Endod 2025: doi.org/10.1016/j.joen.2025.03.004 – PubMed 40122230
- Ng Y.-L., Mann V., Gulabivala K. – Outcome of secondary root canal treatment: a systematic review, Int Endod J 2008: doi.org/10.1111/j.1365-2591.2008.01484.x – PubMed 19133093
- Viswanath B. et al. – Periapical healing outcome following non-surgical endodontic intervention among diabetic patients: a systematic review, Saudi Dent J 2024: doi.org/10.1016/j.sdentj.2023.10.002 – PubMed 38375382
- AAE – Root Canal Explained (sedute, anestesia, ricostruzione, controlli): aae.org
- AAE – Treatment Standards (scelta della ricostruzione dopo endodonzia): aae.org
- ADA – Pregnancy (sicurezza delle cure dentali necessarie in gravidanza): ada.org
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