Articolo revisionato dal Dr. Nicola Merli, Direttore Sanitario del Centro Salute Orale. Laureato in Odontoiatria presso l’Università di Bologna, con master universitari in Protesi e Implantoprotesi e Medicina Legale.

Tempo di lettura: 16 minuti

Poco osso NON significa “niente impianti”. Fino a qualche anno fa un’atrofia ossea importante voleva dire quasi sempre protesi mobile o rinuncia all’impianto. Oggi non è più così. La buona notizia? Con una diagnosi 3D accurata e la tecnica giusta, la maggior parte dei pazienti con poco osso può comunque ottenere un impianto stabile e duraturo.


Chi si rivolge al Centro Salute Orale di Bologna dopo anni con un dente mancante, spesso arriva convinto di non avere più “abbastanza osso” per un impianto. È uno dei dubbi più frequenti che raccogliamo in visita, ed è anche uno dei più mal interpretati: la perdita ossea dopo l’estrazione di un dente è un processo naturale e molto comune, non una condanna definitiva all’implantologia.

In breve

Con tecniche come la rigenerazione ossea guidata e il rialzo del seno mascellare, oggi è possibile inserire impianti dentali stabili anche in presenza di atrofia ossea significativa, con percentuali di sopravvivenza implantare comprese tra il 92,6% e il 100% secondo la letteratura scientifica. La scelta della tecnica dipende dal tipo e dall’entità della perdita ossea, valutata sempre con una TAC 3D prima di qualsiasi intervento.

Risposta rapida

Si possono fare impianti dentali con poco osso? Sì, nella maggior parte dei casi. Quando l’osso alveolare è insufficiente in spessore e/o altezza a causa di estrazioni datate, parodontite, protesi mobili portate a lungo o osteoporosi, esistono oggi diverse soluzioni cliniche validate: la rigenerazione ossea guidata (GBR), il rialzo del seno mascellare, gli impianti corti o a diametro ridotto e, nei casi di atrofia severa, gli impianti zigomatici o pterigoidei. Le revisioni sistematiche disponibili riportano percentuali di sopravvivenza implantare nelle zone trattate con GBR comprese tra il 92,6% e il 100%, sovrapponibili a quelle ottenute in osso non rigenerato. Il rialzo del seno mascellare mostra tassi di successo intorno al 95%, mentre gli impianti zigomatici, riservati ai casi di atrofia grave del mascellare superiore, raggiungono il 95-98% di successo nei follow-up a lungo termine. La diagnosi si basa sempre su una TAC 3D Cone Beam, indispensabile per misurare con precisione la quantità e la qualità dell’osso residuo e per pianificare digitalmente l’intervento. In Italia circa il 20% degli over 65 è completamente privo di denti naturali (dato Ministero della Salute/ISTAT, fonte ISS-EpiCentro), percentuale che sale fino al 60% dopo gli 80 anni: una popolazione ampia per cui il tema della riabilitazione implantare in presenza di poco osso è particolarmente rilevante. Resta comunque valido un principio generale: ogni caso richiede una valutazione clinica personalizzata con TAC Cone Beam, poiché la quantità di osso realmente disponibile può essere stabilita solo su base individuale.

Perché si perde osso dopo un dente mancante

L’osso alveolare, quello che sostiene le radici dei denti, si mantiene “vivo” e vitale solo se stimolato dalla masticazione. Quando un dente viene perso o estratto e non sostituito, quella stimolazione viene a mancare e l’osso comincia progressivamente a riassorbirsi.

Le cause più frequenti di atrofia ossea che osserviamo negli studi di Rimini e Bologna sono:

  • denti persi da anni senza alcuna sostituzione;
  • parodontite avanzata, che distrugge progressivamente il supporto osseo del dente (un legame che approfondiamo anche parlando di parodontite e impianti dentali);
  • protesi mobili indossate per lunghi periodi, che accelerano il riassorbimento osseo sottostante;
  • traumi dentali o estrazioni complicate;
  • osteoporosi o predisposizione anatomica individuale.

La perdita ossea può essere orizzontale (riduzione dello spessore della cresta) o verticale (riduzione dell’altezza), e spesso le due componenti coesistono nello stesso paziente.

Come si valuta quanto osso resta davvero

TAC Cone Beam 3D con riassorbimento osseo e pianificazione digitale di un impianto dentale in un paziente con poco osso presso il Centro Salute Orale

Prima di qualsiasi decisione terapeutica è indispensabile una TAC 3D Cone Beam, che permette di misurare con precisione millimetrica spessore, altezza e densità dell’osso residuo, oltre a localizzare strutture anatomiche delicate come il seno mascellare o il nervo alveolare inferiore. Su questa base si costruisce una pianificazione digitale dell’impianto, spesso supportata da guide chirurgiche computerizzate che riducono l’invasività dell’intervento.

Quanto osso serve davvero per mettere un impianto?

È la domanda che quasi tutti i pazienti si pongono prima ancora della visita, ed è anche la più difficile da rispondere in astratto, perché il fabbisogno osseo cambia caso per caso. Esistono comunque alcuni parametri generali di riferimento, sempre da verificare con la TAC 3D:

  • Altezza minima: per un impianto standard servono generalmente almeno 8-10 mm di osso disponibile in altezza; con impianti corti si può scendere fino a 6 mm circa in casi selezionati.
  • Larghezza (spessore) minima: la cresta ossea dovrebbe avere almeno 5-6 mm di spessore, per garantire uno spessore osseo residuo di 1-1,5 mm su ciascun lato dell’impianto una volta inserito.
  • Diametro dell’impianto: impianti di diametro ridotto richiedono meno spessore osseo rispetto a quelli standard, ma non sono indicati in ogni zona dell’arcata.
  • Sede anatomica: nel mascellare superiore posteriore il seno mascellare riduce spesso l’altezza disponibile; nella mandibola posteriore è il nervo alveolare inferiore a rappresentare il limite anatomico da rispettare.
  • Qualità (densità) dell’osso: a parità di quantità, un osso più denso offre maggiore stabilità primaria all’impianto rispetto a un osso spugnoso e poco mineralizzato, tipico ad esempio della zona posteriore del mascellare superiore.

Quando uno o più di questi parametri risultano insufficienti, entra in gioco una delle tecniche di rigenerazione o le soluzioni implantari alternative descritte nel paragrafo successivo.

Le tecniche per fare implantologia anche con poco osso

Rigenerazione ossea guidata (GBR)

Si posiziona un biomateriale osseo, coperto da una membrana riassorbibile o non riassorbibile, nella zona con carenza di volume. Nell’arco di 4-6 mesi l’organismo forma nuovo osso, in cui può essere successivamente inserito l’impianto. Le percentuali di sopravvivenza implantare nelle aree trattate con GBR variano dal 92,6% al 100% a seconda degli studi, senza differenze significative tra i diversi tipi di membrana, e risultano sovrapponibili a quelle di impianti inseriti in osso che non ha richiesto alcuna rigenerazione.

Rialzo del seno mascellare

Indicato quando l’atrofia riguarda la zona posteriore del mascellare superiore, dove il seno mascellare limita l’altezza ossea disponibile. La tecnica prevede il sollevamento della membrana sinusale e l’inserimento di materiale osseo per creare volume sufficiente; in casi selezionati può essere eseguita nella stessa seduta dell’impianto. Gli studi disponibili riportano tassi di successo intorno al 95%, con punte di sopravvivenza implantare fino al 97,5% in alcune casistiche prospettiche.

Impianti corti o a diametro ridotto

Quando l’osso residuo è limitato ma comunque presente, impianti più corti o di diametro ridotto permettono in alcuni casi di evitare del tutto una rigenerazione estesa, riducendo tempi di attesa e invasività chirurgica.

Impianti zigomatici e pterigoidei

Riservati ai casi di atrofia severa del mascellare superiore, quando l’osso residuo non consente nemmeno la rigenerazione tradizionale. Questi impianti si ancorano in ossa più profonde e resistenti (l’osso zigomatico o quello pterigoideo) e nei follow-up a lungo termine raggiungono tassi di successo tra il 95% e il 98%.

Chirurgia computer-guidata

Non è una tecnica di rigenerazione a sé, ma un metodo di pianificazione digitale che, abbinato a qualsiasi delle tecniche sopra, consente di sfruttare al massimo anche pochi millimetri di osso disponibile, con minor trauma chirurgico e recupero generalmente più rapido.

La rigenerazione ossea fa male?

È una delle domande più frequenti, spesso accompagnata dal timore di un dolore importante nei giorni successivi. Nella pratica clinica, sia la rigenerazione ossea guidata sia il rialzo del seno mascellare vengono eseguiti in anestesia locale, senza dolore durante l’intervento. Nelle 24-48 ore successive è normale un certo gonfiore, gestibile con i comuni analgesici prescritti dal dentista; un dolore intenso o persistente oltre pochi giorni non è la norma e va sempre segnalato. La percezione di “intervento invasivo” è spesso superiore al disagio realmente provato dal paziente, soprattutto con le tecniche mini-invasive oggi disponibili.

Tabella riassuntiva: quale tecnica, quando

TecnicaIndicata perTempi di guarigione prima del caricoInvasivitàTasso di successo indicativo*
Rigenerazione ossea guidata (GBR)Atrofia orizzontale e/o verticale lieve-moderata4-6 mesiMedia92,6% – 100%
Rialzo del seno mascellareAtrofia verticale del mascellare superiore posteriore4-9 mesi (talvolta contestuale)Media-Alta~95%
Impianti corti / diametro ridottoOsso residuo limitato ma sufficienteNessuna attesa aggiuntivaBassa~95% – 97%
Impianti zigomatici / pterigoideiAtrofia severa del mascellare superioreSpesso carico immediatoAlta95% – 98%
Chirurgia computer-guidataPianificazione di precisione, abbinata a qualsiasi tecnicaVariabile in base alla tecnica sceltaRiduce l’invasività di qualsiasi tecnica abbinataRiduce complicanze e tempi chirurgici

*Percentuali tratte da revisioni sistematiche e studi clinici citati in fondo all’articolo; i dati individuali vanno sempre confermati con una valutazione clinica personalizzata.

Quanto costa un impianto quando serve ricostruire l’osso?

Non esiste una cifra unica valida per tutti i pazienti: il costo di un impianto con rigenerazione ossea dipende da diverse variabili che vanno valutate caso per caso in fase di preventivo, tra cui:

  • la quantità di osso da ricostruire e l’estensione del difetto;
  • il tipo di biomateriali utilizzati (osso sintetico, eterologo o autologo);
  • l’eventuale utilizzo di una membrana riassorbibile o non riassorbibile;
  • la necessità o meno di un rialzo del seno mascellare;
  • il numero di impianti da inserire e la complessità della riabilitazione protesica complessiva.

Per questo motivo, un preventivo affidabile può essere formulato solo dopo la visita e la TAC 3D, e non in astratto: i casi di atrofia ossea lieve, che richiedono solo un piccolo innesto, hanno costi molto diversi rispetto a una riabilitazione complessa con rialzo del seno e impianti multipli.

Il confronto con l’esperienza di altri professionisti

Il tema della riabilitazione implantare in presenza di poco osso è oggetto di attenzione anche in altri studi specializzati in Italia. Lo Studio Dentistico Caneva di Trieste, ad esempio, ha dedicato un approfondimento proprio all’Implantologia dentale con poco osso, descrivendo come la pianificazione digitale su TAC 3D e le tecniche rigenerative moderne permettano di gestire con successo anche i casi di atrofia ossea complessa. È un approccio che condividiamo pienamente: la decisione tra rigenerare l’osso, scegliere un impianto corto o ricorrere a soluzioni più avanzate come gli impianti zigomatici va sempre presa dopo un’analisi tridimensionale completa, senza automatismi.

Esperienza reale: un paziente a Bologna

Nome modificato per privacy

Marco, 58 anni, residente in provincia di Bologna, impiegato, non fumatore e senza diabete o altre condizioni sistemiche rilevanti, si è rivolto al Centro Salute Orale di Bologna dopo aver perso due molari inferiori da oltre dieci anni, mai sostituiti. I primi campanelli d’allarme erano stati la difficoltà a masticare cibi duri sul lato destro e la sensazione che il cibo si incastrasse costantemente nello spazio vuoto lasciato dai denti mancanti. Alla TAC 3D è emersa un’atrofia ossea sia in spessore che in altezza, tale da non consentire l’inserimento diretto di un impianto tradizionale.

È stato pianificato un intervento di rigenerazione ossea guidata, seguito da un periodo di attesa di circa 5 mesi per la maturazione del nuovo osso. Solo a quel punto sono stati inseriti gli impianti, con carico protesico definitivo alcuni mesi più tardi.

“Ero convinto che con così poco osso non ci fosse più nulla da fare, e che avrei dovuto tenere lo spazio vuoto o accettare una protesi mobile, racconta Marco. Invece con la rigenerazione ho recuperato l’osso necessario e oggi ho due denti fissi che uso normalmente.”

Un percorso simile a quello descritto per gli impianti a carico immediato, dove la pianificazione preliminare è sempre il fattore che fa la differenza tra un intervento riuscito e uno affrontato con troppa fretta.

Cosa influisce sulla riuscita dell’intervento

Dentista e paziente di spalle osservano una TAC Cone Beam 3D con marcato riassorbimento osseo e la pianificazione digitale di un impianto dentale durante una consulenza implantologica al Centro Salute Orale

Precisione della pianificazione: la chirurgia computer-guidata riduce il margine di errore, soprattutto quando l’osso disponibile è ridotto.

Fumo: la percentuale di successo della rigenerazione ossea guidata scende dal 95% circa nei non fumatori a circa il 75% nei fumatori, secondo i dati disponibili in letteratura.

Osteoporosi e terapie con farmaci antiriassorbitivi: richiedono una valutazione specifica, come indicato dal documento congiunto SIOT-SIdP sulla gestione dei pazienti osteometabolici candidati a riabilitazione implantare.

Igiene orale e controlli periodici: sono determinanti per prevenire la perimplantite, una delle principali cause di fallimento implantare a distanza, gestibile con tecniche mini-invasive se diagnosticata precocemente.

FAQ – Domande frequenti su impianti e poco osso

Si possono mettere impianti dentali anche se ho poco osso?

Sì, nella maggior parte dei casi. Tecniche come la rigenerazione ossea guidata e il rialzo del seno mascellare permettono di creare il volume osseo necessario, con percentuali di sopravvivenza implantare comprese tra il 92,6% e il 100% secondo la letteratura scientifica.

Quanto tempo serve per rigenerare l’osso prima dell’impianto?

In media servono tra 4 e 6 mesi, ma i tempi possono estendersi fino a 9 mesi nei difetti ossei più estesi, prima di poter procedere con l’inserimento dell’impianto.

Il rialzo del seno mascellare è doloroso o rischioso?

Viene eseguito in anestesia locale e il post-operatorio è generalmente ben gestibile con i comuni analgesici. Gli studi disponibili riportano tassi di successo intorno al 95%.

Gli impianti inseriti su osso rigenerato durano quanto quelli su osso naturale?

Sì. Le revisioni sistematiche a lungo termine (oltre 10 anni, oltre 7.700 impianti analizzati) riportano tassi di sopravvivenza cumulata intorno al 94,6%, senza differenze rilevanti legate al fatto che l’osso sia stato rigenerato o meno.

Cosa succede se la mia atrofia ossea è molto grave?

Nei casi più severi si possono valutare impianti zigomatici o pterigoidei, che si ancorano in ossa più profonde e non richiedono rigenerazione preventiva estesa. I follow-up a lungo termine riportano tassi di successo tra il 95% e il 98%.

Quanti italiani perdono i denti senza sostituirli?

Secondo i dati ISS-EpiCentro basati su rilevazioni ISTAT, circa il 20% degli ultrasessantacinquenni in Italia è completamente privo di denti naturali, con punte del 24% nelle regioni del Sud e delle Isole e fino al 60% tra gli ultraottantenni.

Come si stabilisce quanto osso ho davvero a disposizione?

Attraverso una TAC 3D Cone Beam, che misura spessore, altezza e densità ossea e permette di pianificare digitalmente l’intervento più adatto, evitando sorprese in sala operatoria.

Fumo e osteoporosi influenzano il successo dell’intervento?

Sì. Nella rigenerazione ossea guidata il tasso di successo scende dal 95% circa nei non fumatori a circa il 75% nei fumatori. L’osteoporosi, soprattutto se trattata con farmaci antiriassorbitivi, richiede una valutazione specifica prima di procedere.

Quando conviene rivolgersi a un centro con esperienza in casi complessi?

Quando mancano più denti da tempo, in presenza di atrofia ossea avanzata, dopo un precedente tentativo implantare non riuscito o in presenza di condizioni sistemiche come osteoporosi o diabete: sono tutte situazioni in cui una pianificazione tridimensionale accurata fa la differenza tra un intervento riuscito e uno da rifare.

Posso fare una TAC Cone Beam direttamente presso il Centro Salute Orale di Bologna?

Sì. Presso la sede di Bologna è possibile eseguire la TAC Cone Beam 3D, così da valutare immediatamente quantità e qualità dell’osso disponibile e pianificare il trattamento senza dover ricorrere a strutture esterne.

Conclusione

Avere poco osso non significa più, quasi mai, dover rinunciare a un impianto dentale fisso. Significa che serve una diagnosi accurata, una tecnica scelta su misura e, spesso, qualche mese di pazienza in più per permettere all’osso di rigenerarsi. È un percorso che richiede esperienza clinica specifica, ma che nella grande maggioranza dei casi porta a risultati stabili e duraturi, sovrapponibili a quelli ottenuti su osso naturale.

Fonti scientifiche

ISS – EpiCentro, Salute del cavo orale (dati ISTAT su edentulia e over 65): https://www.epicentro.iss.it/cavo_orale/

Ministero della Salute – Malattia parodontale: https://www.salute.gov.it/new/it/tema/salute-orale/malattia-parodontale/

SIdP – Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, Linee guida: https://www.sidp.it/la-societa/linee-guida-sidp/

Joint position paper SIOT-SIdP su terapia anti-riassorbitiva e riabilitazione implantare: https://www.giot.it/article/view/303

EAO – European Association for Osseointegration, Consensus Conference: https://eao.org/scientific-resources/consensus-conference/

Studio clinico prospettico su rialzo del seno mascellare con osso bovino deproteinizzato – ScienceDirect: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S001185241100626X

Revisione sistematica su sopravvivenza e successo implantare a 10+ anni (7.711 impianti) – Epistemonikos: https://www.epistemonikos.org/it/documents/83fc500042205afede52d92abdac2763ef1dd2bc

Studio Dentistico Caneva, Trieste – Implantologia dentale con poco osso: https://www.studiodentisticocaneva.it/news-blog/169-implantologia-dentale-con-poco-osso-a-trieste-studio-dentistico-caneva.html

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