Articolo revisionato dal Dr. Nicola Merli, Direttore Sanitario del Centro Salute Orale. Laureato in Odontoiatria presso l’Università di Bologna, con master universitari in Protesi e Implantoprotesi e Medicina Legale.
Tempo di lettura: 12 minuti
Indice
- In breve
- Risposta rapida
- Perché la terapia non chirurgica a volte non basta
- I tipi di chirurgia parodontale
- Chirurgia parodontale: confronto tra le opzioni
- Prima, durante e dopo l’intervento: cosa aspettarsi
- L’esperienza di un paziente a Bologna
- Quanto dura il risultato della chirurgia parodontale?
- Come lavoriamo al Centro Salute Orale di Bologna
- FAQ – Le domande più frequenti sulla chirurgia parodontale
- Conclusione
- Prenota la tua visita
Se il tuo dentista ti parla di “operazione alle gengive”, NON significa che hai perso la partita.
Significa che la terapia conservativa ha fatto il suo lavoro fino a un certo punto, e che ora esiste un passo in più per salvare i tuoi denti.
La buona notizia? Nelle mani giuste, la chirurgia parodontale è un percorso preciso, prevedibile e spesso definitivo.
Molti pazienti che arrivano al Centro Salute Orale di Bologna arrivano con la stessa domanda: “Il mio dentista dice che ho bisogno di un intervento alle gengive. È davvero necessario? Cosa comporta?”
La risposta non è mai la stessa per tutti, perché la chirurgia parodontale non è una sola procedura: è una famiglia di trattamenti, ciascuno con indicazioni precise, tempi di guarigione diversi e risultati specifici. Capire quando serve, perché si fa e cosa aspettarsi è il primo passo per affrontarla senza paura, e con le aspettative giuste.
In breve
La chirurgia parodontale è indicata quando la terapia non chirurgica non è sufficiente a risolvere tasche profonde o difetti ossei: permette di accedere in profondità per pulire, rigenerare o rimodellare i tessuti e salvare i denti naturali. Eseguita nelle indicazioni corrette, garantisce risultati stabili nel lungo termine e riduce significativamente il rischio di perdita dei denti.
Risposta rapida
Quando è indicata la chirurgia parodontale? La chirurgia parodontale è indicata nei pazienti con parodontite che, dopo la terapia non chirurgica (scaling e root planing), presentano ancora tasche parodontali ≥6 mm, difetti ossei angolari o recessioni gengivali significative. Le linee guida EFP e SIdP prevedono una rivalutazione a 8-12 settimane dalla terapia iniziale: se le tasche residue non rispondono, si procede con la fase chirurgica. I principali tipi di chirurgia sono: resettiva (riduzione delle tasche), rigenerativa (recupero dell’osso e del legamento parodontale con GTR/GBR) e mucogengivale (correzione di recessioni). I tempi di guarigione variano da 4 a 9 mesi per la completa riorganizzazione ossea.
Perché la terapia non chirurgica a volte non basta

La prima risposta alla parodontite è sempre la terapia non chirurgica: lo scaling e root planing (SRP) rimuovono tartaro e batteri dalle tasche gengivali e dalle radici dentali. In molti casi è sufficiente a stabilizzare la malattia.
Tuttavia, esistono situazioni in cui la terapia conservativa raggiunge i propri limiti:
- Tasche parodontali che rimangono ≥6 mm dopo la rivalutazione
- Difetti ossei angolari profondi non accessibili con gli strumenti non chirurgici
- Anatomia radicolare complessa che impedisce una pulizia adeguata
- Recessioni gengivali che espongono le radici e causano ipersensibilità o problemi estetici
- Perdita ossea localizzata in zone in cui è possibile la rigenerazione
Secondo le linee guida della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) e della European Federation of Periodontology (EFP), la rivalutazione dopo SRP è un momento clinico fondamentale: è lì che si decide se procedere chirurgicamente o mantenere il paziente in un protocollo di monitoraggio.
I tipi di chirurgia parodontale

1. Chirurgia resettiva (a lembo)
È il tipo più comune. Il chirurgo solleva un lembo di gengiva per accedere direttamente alla radice e all’osso, rimuovere il tartaro residuo e, dove necessario, rimodellare il profilo osseo per eliminare le tasche. La tasca viene ridotta meccanicamente.
Quando si usa: tasche parodontali residue profonde, in denti con prognosi conservabile, in aree in cui la rigenerazione non è indicata.
Tempi di guarigione: 2-4 settimane per la guarigione primaria dei tessuti molli; il rimodellamento osseo completo richiede 6-9 mesi.
2. Chirurgia rigenerativa (GTR/GBR)
È la tecnica più avanzata. Dopo aver pulito in profondità la radice e il difetto osseo, il chirurgo inserisce una membrana barriera (GTR – Rigenerazione Tissutale Guidata) e, spesso, materiale da innesto osseo per guidare la ricrescita dell’osso e del legamento parodontale perduti.
L’obiettivo non è solo “togliere il problema”, ma rigenerare ciò che è stato distrutto dalla malattia.
La tecnica, introdotta clinicamente negli anni ’80, è oggi supportata da decenni di letteratura: nei difetti ossei angolari con le giuste indicazioni, la GTR produce guadagni di attacco clinico significativi e mantenibili nel lungo termine, con tassi di successo che superano il 70-80% a 10 anni nelle indicazioni corrette (Osteology/SIdP).
Quando si usa: difetti ossei angolari ≥3 mm, in presenza di almeno una parete ossea di supporto, in denti con prognosi riservata ma recuperabile.
Tempi di guarigione: 6-9 mesi per la maturazione ossea completa; nei mesi successivi all’intervento è fondamentale il monitoraggio.
3. Chirurgia plastica parodontale o mucogengivale
Non tratta le tasche, ma corregge le recessioni gengivali (gengiva che si ritira e scopre la radice) o l’insufficienza di gengiva aderente. Tecniche come il lembo spostato coronalmente, l’innesto di tessuto connettivo e le tecniche tunnel permettono di ricoprire le radici esposte.
Quando si usa: recessioni gengivali sintomatiche, esposizione radicolare con ipersensibilità o problemi estetici, insufficiente banda di gengiva aderente.
Tempi di guarigione: 6-12 settimane per la guarigione tessutale; il risultato estetico finale si valuta a 6 mesi.
Chirurgia parodontale: confronto tra le opzioni
| Tipo di chirurgia | Obiettivo principale | Indicazione tipica | Tempi di guarigione |
| Resettiva (a lembo) | Ridurre le tasche | Tasche ≥6mm resistenti a SRP | 6-9 mesi (rimodellamento osseo) |
| Rigenerativa (GTR/GBR) | Rigenerare osso e legamento | Difetti ossei angolari profondi | 6-9 mesi per la maturazione ossea |
| Plastica parodontale | Coprire le recessioni | Gengiva ritirata con radice esposta | 6-12 settimane (tessuti molli) |
| Accesso alla radice (MIST) | Pulizia microchirurgica | Zone difficilmente accessibili | 3-6 settimane |
Prima, durante e dopo l’intervento: cosa aspettarsi

Prima
La pianificazione è la fase più importante. Prima di qualsiasi chirurgia, il parodontologo:
- Esegue un sondaggio parodontale completo con mappa delle tasche residue
- Valuta le radiografie periapicali e la panoramica aggiornata
- Definisce il tipo di intervento più indicato per ogni area
- Si assicura che il paziente abbia raggiunto un’igiene orale adeguata a casa
Un paziente che non spazzola correttamente non è pronto per la chirurgia: l’infezione batterica tornerebbe rapidamente.
Durante
L’intervento si svolge in studio, in anestesia locale. La durata varia da 45 minuti a 2 ore a seconda dell’estensione. Le tecniche microchirurgiche moderne permettono incisioni sempre più piccole, meno trauma e una guarigione più rapida.
Il paziente è sveglio ma non sente dolore. È normale sentire pressione e i movimenti dello strumentario.
Dopo
- I primi 2-3 giorni sono i più delicati: leggero gonfiore, dolenzia gestibile con antidolorifici comuni
- La dieta morbida è raccomandata per 10-14 giorni
- I punti di sutura vengono rimossi a 10-14 giorni dall’intervento
- L’igiene orale va mantenuta nella zona non operata; nella zona chirurgica si usa un collutorio specifico nelle prime settimane
- I controlli periodici a 1, 3 e 6 mesi permettono di monitorare la guarigione
L’esperienza di un paziente a Bologna
Marco, 48 anni, si è rivolto al Centro Salute Orale di Bologna dopo essere stato seguito per due anni per la parodontite. Nonostante una terapia non chirurgica ben eseguita, alcune tasche nella zona posteriore inferiore sinistra erano rimaste a 7-8 mm alla rivalutazione.
Il parodontologo ha proposto un intervento chirurgico rigenerativo con GTR in quella zona specifica, dove erano presenti difetti ossei angolari favorevoli alla rigenerazione.
Marco racconta: “Avevo una certa paura all’idea dell’operazione alle gengive. Ma l’intervento è durato meno di un’ora, il giorno dopo ero già al lavoro e il gonfiore è sparito in tre giorni. Quello che non mi aspettavo era quanto il risultato sarebbe stato stabile: a 9 mesi dall’intervento le tasche si sono ridotte e l’osso ha risposto.”
A 12 mesi dall’intervento, Marco è entrato nel protocollo di mantenimento parodontale con controlli ogni 4 mesi. I denti che rischiavano di andare persi sono ancora in bocca.
Quanto dura il risultato della chirurgia parodontale?
La risposta dipende da tre fattori:
- La corretta selezione del caso: la chirurgia nei pazienti e nelle aree giuste
- La qualità dell’esecuzione: l’esperienza del chirurgo conta
- Il mantenimento post-chirurgico: senza sedute di mantenimento periodiche e una buona igiene domiciliare, anche il miglior intervento può non bastare
Studi di follow-up a lungo termine (10+ anni) dimostrano che i risultati della chirurgia parodontale rigenerativa, eseguita nelle indicazioni corrette e seguita da un rigoroso protocollo di mantenimento, sono stabili e prevedibili.
Al contrario, i pazienti che interrompono il mantenimento mostrano tassi di recidiva significativamente più elevati. Come spiegato nell’articolo sulla recidiva della parodontite, la chirurgia cura il danno esistente, ma non immunizza dalla malattia.
Come lavoriamo al Centro Salute Orale di Bologna
Presso il Centro Salute Orale di Bologna, la chirurgia parodontale viene pianificata solo dopo:
- Una diagnosi parodontale completa con sondaggio delle tasche
- Una rivalutazione a 8-12 settimane dalla terapia non chirurgica
- La verifica dell’igiene orale del paziente (prerequisito indispensabile)
- Un colloquio approfondito per spiegare al paziente cosa fare, cosa aspettarsi, tempi e risultati
Il Dott. Nicola Merli coordina il percorso specialistico, integrando dove necessario la terapia laser parodontale come supporto alla fase chirurgica o alla guarigione post-operatoria.
FAQ – Le domande più frequenti sulla chirurgia parodontale
L’intervento si esegue in anestesia locale: durante la procedura non si avverte dolore. Nei giorni successivi è normale una dolenzia gestibile con antidolorifici da banco (ibuprofene o paracetamolo). Secondo la nostra esperienza clinica, la maggior parte dei pazienti riferisce un disagio inferiore alle aspettative.
Dipende dall’estensione della malattia. In alcuni casi basta una seduta per trattare un’area circoscritta; nei casi più estesi si procede per quadrante, con 2-4 sedute distanziate di alcune settimane. Ogni seduta dura in media 60-90 minuti.
Nella maggior parte dei casi sì, soprattutto per lavori sedentari. È consigliabile evitare sforzi fisici intensi per 48-72 ore. Gonfiore e lieve dolenzia si risolvono tipicamente entro 3-5 giorni.
Spesso sì, se la perdita ossea non è troppo avanzata. La chirurgia rigenerativa può recuperare osso e stabilità in denti con mobilità dentale causata da difetti ossei angolari favorevoli. Il prerequisito è che il dente abbia ancora un supporto osseo sufficiente.
La chirurgia resettiva riduce le tasche rimuovendo e rimodellando l’osso; è indicata dove la rigenerazione non è possibile. La chirurgia rigenerativa ricostituisce i tessuti persi usando membrane e biomateriali; è più tecnica e indicata dove ci sono difetti ossei angolari profondi con pareti ossee residue. La scelta dipende dalla morfologia del difetto osseo.
In assenza di trattamento, le tasche profonde continuano ad ospitare batteri patogeni: la parodontite progredisce, l’osso continua a riassorbirsi e il rischio di perdita dei denti aumenta nel tempo. Le fasi della parodontite avanzano silenziosamente, spesso senza dolore.
? In alcuni casi sì: è un effetto della riduzione delle tasche. Questo può causare temporanea ipersensibilità dentale. Il parodontologo lo pianifica con il paziente prima dell’intervento, scegliendo la tecnica che minimizza le variazioni estetiche quando possibile.
Se la parodontite recidiva per interruzione del mantenimento, si rivaluta caso per caso. In alcuni pazienti è possibile una seconda fase chirurgica; in altri si interviene nuovamente con la terapia non chirurgica. Per questo il mantenimento parodontale periodico non è opzionale: è parte integrante del risultato.
Sì. Anzi, in molti casi la chirurgia parodontale precede necessariamente l’inserimento di impianti: non è indicato mettere un impianto in una bocca con parodontite attiva, perché il rischio di perimplantite è molto elevato. La sequenza corretta è: diagnosi → terapia parodontale → guarigione → valutazione implantare.
Conclusione
La chirurgia parodontale non è un’extrema ratio: è uno strumento terapeutico preciso, indicato quando la terapia conservativa ha raggiunto i propri limiti. Eseguita nelle indicazioni corrette, con il giusto follow-up, permette di salvare denti che sembravano compromessi e di garantire stabilità nel tempo.
Se ti hanno detto che potresti aver bisogno di un intervento parodontale, il primo passo è una consulenza specialistica per capire se e quale tipo di chirurgia è indicata per la tua situazione specifica.

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